30 Giugno 2023 by Andrea Panigada 0 Comments

Diabete e cecità come evitarli

La retinopatia diabetica come evitarla

Una delle tante conseguenze che porta la malattia del diabete, è la retinopatia diabetica che è causata da un eccesso di zuccheri nel sangue, è una complicazione che colpisce solitamente entrambi gli occhi e si manifesta inizialmente con vista offuscata e/o ridotta, macchie o fili che gallegiano davanti agli occhi con una difficoltà nel percepire i colori.

Le forme di diabete che conducono a questa importante patologia sono due: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2.

Le conseguenze come sesso accade possono essere di varia varia e possono provocare dei danni gravi alla vista.

«L’occhio e un organo che sicuramente è coinvolto nella malattia del diabete che può indurre al danneggiamento dei piccoli vasi che irrorano gli organi della vista.

Si possono presentare dei disturbi, ad esempio delle emorragie o microaneurismi a neovascolarizzazioni anomale e a edema maculare.

Non sottovalutiamo il problema, queste alterazioni, se non trattate precocemente e adeguatamente, possono in effetti condurre alla cecità. Risulta quindi fondamentale sottoporsi con regolarità a controlli dei livelli di glicemia, cioè di zuccheri presenti nel sangue.

Consigliamo a chi soffre di diabete di sottoporsi periodicamente all’esame del fondo oculare e, quando indicato, a esami strumentali come la tomografia a coerenza ottica e la fluorangiografia.

L’intervento precoce è fondamentale affichè si eviti la compromissione della vista, si può effettuare attraverso il  laser retinico, alcune iniezioni intravitreali o, se proprio necessario, interventi chirurgici».

15 Maggio 2023 by Andrea Panigada 0 Comments

Panonama Diabete 2023

A poco più di un mese si terrà anche quest’anno l’ importante evento Paronama Diabete 2023.
Durante l’evento saranno discussi dalle importanti figure professionali i principali argomenti  che trattano la malattia del diabete nel quotidiano e il rapporto con i pazienti.
La location dell’incontro è Riccione presso il palazzo congressi dal 21 al 24 maggio, sarà una occasione unica in cui si manifesterà la vitalità e l’eccelenza della nostra diabetologia italiana, con un ricco aggiornamento di fisiopatologia, gestione clinica e territoriale della malattia. 
Il professore Paolo Fiorina interverrà per parlarci del diabete di tipo 1.
 
 

6 Aprile 2023 by Andrea Panigada 0 Comments

Milano Marathon e il diabete

Cosa dobbiamo aspettarci dai fondi del pnrr per la malattia del diabete?
La determinazione e la perseveranza nel raggiungere gli obiettivi è ciò che accomuna l’atleta, il sognatore, e anche un team di Ricerca medica.
Casa Diabete ha partecipato con entusiasmo e onore alla Milano Marathon, per promuovere, attraverso l’emozione dello sport, la battaglia contro il diabete.

1 Marzo 2023 by Andrea Panigada 0 Comments

Il pnrr e la malattia del diabete

Cosa dobbiamo aspettarci dai fondi del pnrr per la malattia del diabete?

Una domanda che spesso si pongono i malati diabetici, medici che cercano rimedi alla malattia, ed enti è proprio quello su quali sono le reali opportunità che il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) può garantire per rendere più equo l’accesso alle cure del diabete, accesso che purtroppo risulta essere disomogeneo sul territorio nazionale. 

Negli anni diversi governi hanno tagliato e modificato i finanziamenti al reparto sanitario, ce ne siamo accorti se ce ne fosse ragione durante  l’ esperienza della pandemia da coronavirus (COVID-19) che ha portato alla luce una serie di alcune criticità del sistema sanitario, che ha portato alla riduzione dei volumi di attività diagnostica e all’assistenza dei pazienti con diabete.

Nello specifico possiamo evidenziare:

  • solamente il 30% delle persone con diabete in Italia riceve una assistenza specialistica, con la consulenza specifica di dietisti che porti all’ accesso a dei percorsi di educazione terapeutica;
  • vi sono differenze nell’assistenza tra le varie regioni;
  • l’assistenza fornita dagli specialisti al malato diabetico risulta non essere completa e incisiva che porta all’isolamento dello stesso.

Bisogna seriamente pensare che l’aumento di patologie croniche come il diabete, con il paziente che lamenta vulnerabilità e fragilità, obbliga a tutti a ripensare il rapporto che lega l’ assistito, lo specialista e il territorio, migliorando le strutture esistenti e informatizzandole per ottenere una cura più efficiente del diabete.

Le complicanze buracratiche e amministrative hanno portato ad un rallentamento e difficoltà alle cure, che devono essere assolutamente accelerate per curare le complicanze della malattia.

Il presidente uscente della SID, prof. Agostino Consoli ha dichiarato che vi sono delle proposte che portano alla valorizzazione dell’assistenza alle persone con diabete:

  • Bisogna investire necessariamente in nuove risorse, ma partendo da un utilizzo più efficace delle risorse esistenti.
  • Bisogna potenziare i centri che garantiscono una alta professionalità e  confluire tutti gli operatori di un territorio dediti all’assistenza al diabete.
  • Gli operatori bisogna che in questi centri, per supportare il malato diabetico trovino tutto ciò che è necessario per la cura partendo da un efficace screening delle complicanze diabetiche, prestando attenzione alla loro opera (magari con opportuna turnazione ed organizzazione) presso ambulatori ritenuti più periferici e più vicini al domicilio del paziente.
  • Collaborando e integrandosi con i Medici di Medicina Generale che si possono avvalere delle esistenti reti informatiche per le comunicazioni e la condivisione dei dati.”

28 Febbraio 2023 by Andrea Panigada 0 Comments

L’insulina scoperta di oltre 100 anni

Frederick Grant Banting, il pioniere del diabete

Il 14 novembre 1891 nasce ad Alliston, in Ontario, CanadaFrederick Grant Banting, l’uomo cui si deve la nascita della diabetologia moderna di oggi.

Fu proprio la sua data di nascita ad ispirare la famosa Giornata Mondiale del Diabete che celebriamo regolarmente il 14 novembre di ogni anno.

Nel lontano novembre del 1920 Banting chiese una udienza al prof. John James Rickard Macleod, famoso luminare dell’Università di Toronto, Canada, per poter ottenere aiuto per le sue ricerche sull’estratto di pancreas.

Sempre Banting ottenne il 31 luglio 1921, insieme l’aiutante concessogli da Mcleod, un certo Charles H. Best, somministrò a un povero cane, cui era stato tolto il proprio pancreas per renderlo diabetico, l’estratto pancreatico di un altro cane sano.

Nella data 11 gennaio 1922 Banting fornì alll’allora giovane dott. Walter R. Campbell, il preparato finale da inoculare nella persona del quattordicenne Leonard Thompson, che sarebbe passato poi a sua malgrado passato alla storia come il primo paziente con diabete curato con il nuovo farmaco, che poi venne chiamato: insulina.

Questa è la reale storia dell’insulina, ossia l’ormone salvavita, il cui sviluppo ha modificato il corso del diabete tipo 1, fino ad oggi è considerata una malattia da debellare, dove ogni diabetico deve convivere cercando di condurre una vita con prospettive e di piena normalità.

Nel 2021, si è celebrato il centenario della sua scoperta, la cui storia si unisce a molte persone che fino a oggi ne hanno tratto beneficio. 

Nel tempo comunque molti medici con la loro dedizione dedicano il loro tempo alla cura del diabete e a prendersi cura di tutti i pazienti che hanno contratto questa malattia.

Il futuro dopo l’insulina

La storia della insulina, non è affatto terminata, va avanti, è in continua evoluzione, già ora cambia in meglio la vita dei diabetici, che sono sicuramente già pronti per scrivere nuovamente il fuuro per poi divenire storia.

L’insulina al giorno d’oggi non modifica solo la vita dei pazienti affetti dal diabete di tipo 1 e di tipo 2, perché abbiamo già delle soluzioni che mutano la storia naturale del diabete anche per questi pazienti.

Il diabetolo dei giorni nostri deve sapere fare di tutto nel quotidiano per non rendere banale ciò che combatte, si richiedono delle grandi competenze, delle grandi conoscenze, una grande scienza e la maturazione di una grande esperienza, questi aspetti devono essere valorizzati sempre da tutti, senza perderli di vista.

23 Gennaio 2023 by Andrea Panigada 0 Comments

Celiachia e diabete di tipo 1: situazione attuale e consigli nutrizionali

Il Dr. Danilo Cariolo risponde ad alcune domande sul rapporto tra diabete e celiachia.

Perché esiste una correlazione tra diabete e celiachia?

Innanzitutto, è importante precisare che la correlazione riguarda il diabete di tipo 1 e la celiachia, mentre, ad oggi, non sono state trovate connessioni tra celiachia e diabete di tipo 2.

Il motivo di questa correlazione non è ancora completamente chiarito, ma classificando entrambe le patologie come malattie autoimmuni, si ipotizza che la loro comparsa simultanea sia il risultato di un’interazione tra fattori genetici e ambientali, come infezioni virali o il precoce inserimento di alcuni alimenti nella dieta.

Quando entrambe le malattie si presentano contemporaneamente, si parla di Sindromi Plurighiandolari Autoimmuni (SPA). Una recente revisione suggerisce che esista una base genetica comune che aumenta il rischio di sviluppare entrambe le patologie, con alterazioni nel profilo immunitario. Inoltre, ci sono segnali che alcune infezioni da enterovirus o un microbiota intestinale alterato (disbiosi) possano essere ulteriori fattori di rischio. Si tratta di meccanismi molecolari complessi che sono ancora in fase di studio.

Qual è la prevalenza di questa correlazione?

Studi epidemiologici recenti indicano che la celiachia è presente nell’1,4%–10% dei soggetti affetti da diabete di tipo 1, con punte che arrivano fino al 25,5% a seconda dello studio.

Nella popolazione generale, la contemporanea presenza di entrambe le patologie varia dal 4% al 6,5%, con picchi anche superiori. È probabile che queste percentuali aumentino negli anni grazie ai miglioramenti nelle tecniche di diagnosi e screening. La celiachia, inizialmente considerata una malattia rara, è diventata una delle patologie genetiche più frequenti in Italia, secondo i dati del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità.

Le persone con diabete di tipo 1 devono sempre fare il test per la celiachia?

Chi ha il diabete di tipo 1 dovrebbe sempre confrontarsi con il proprio medico, ma l’Associazione Italiana Celiachia raccomanda di fare il test per la celiachia a tutti i pazienti con diabete di tipo 1.

L’ideale sarebbe eseguire il test all’esordio del diabete e, in caso di esito negativo, ripeterlo se compaiono sintomi di celiachia. Il problema si presenta con la celiachia silente, in cui la malattia è asintomatica. In questo caso, la raccomandazione è di fare il test annualmente per i primi 4 anni dalla diagnosi di diabete e ogni due anni nei successivi 6 anni.

Inoltre, l’Associazione consiglia il test anche ai familiari di primo grado di chi soffre di diabete di tipo 1, soprattutto se il soggetto ha anche un’altra malattia autoimmune.

Alcuni alimenti sono fattori di rischio per queste malattie. Quali sono?

Gli studi si sono concentrati sull’effetto del latte e dei cibi contenenti glutine. Le proteine del latte vaccino, se introdotte prima del 3°-4° mese di vita, possono agire come “innesco” per il processo autoimmune. Infatti, nel siero del 40%-80% dei pazienti con diabete di tipo 1 si trovano anticorpi contro le proteine del latte vaccino.

Per quanto riguarda il glutine, ci sono pareri discordanti. Alcuni scienziati ipotizzano che il glutine possa scatenare una risposta autoimmunitaria contro il pancreas, poiché gli anticorpi anti-pancreas, nei soggetti celiaci, tendono a scomparire con una dieta priva di glutine. Tuttavia, occorrono ulteriori studi per chiarire questo processo.

Altri studi indicano che i diabetici potrebbero sviluppare, nel tempo, anticorpi contro il glutine. Inoltre, il glutine potrebbe “nutrire” alcuni batteri del microbiota intestinale, alterando l’eubiosi intestinale e aumentando il rischio di manifestazioni sintomatiche.

Qual è il ruolo della dieta priva di glutine nei pazienti con diabete di tipo 1?

Non esistono risposte definitive a questa domanda. Gli studi disponibili sono limitati, non controllati e spesso condotti su bambini, il che solleva dubbi riguardo alla sua applicabilità agli adulti.

Il controllo metabolico è uno dei fattori più importanti nella gestione del diabete. Sebbene non ci siano evidenze che dimostrino che una dieta senza glutine influisca sul controllo metabolico, ci sono alcuni studi che suggeriscono che potrebbe migliorare la risposta glicemica e prevenire l’insorgenza di altre malattie autoimmuni.

Cosa devono fare i pazienti con entrambe le patologie a tavola?

Vista la complessità del quadro, è difficile fornire indicazioni generali. Entrambe le malattie richiedono cambiamenti significativi nell’alimentazione e nello stile di vita, con possibili impatti psicologici. È fondamentale evitare approcci fai-da-te e affidarsi a specialisti per un supporto multidisciplinare, in modo da valutare al meglio i rischi e i benefici di ogni decisione terapeutica.

In caso di celiachia asintomatica, non è necessario eliminare arbitrariamente il glutine, in quanto potrebbe non apportare benefici al controllo glicemico e potrebbe compromettere la qualità della vita a causa delle restrizioni alimentari. È importante anche non ridurre drasticamente i carboidrati, poiché questo potrebbe comportare un eccesso di grassi e proteine, soprattutto animali.

Infine, una dieta mediterranea ricca di alimenti integrali, vegetali e stagionali è generalmente raccomandata. In presenza di celiachia sintomatica o con compromissione dei villi intestinali, invece, una dieta priva di glutine diventa cruciale.

Quali sono i rischi di una dieta senza glutine mal gestita nei diabetici?

Una dieta senza glutine mal gestita può avere impatti psicologici notevoli, aumentando la frustrazione e complicando l’aderenza alla terapia per il diabete. Questo potrebbe compromettere il controllo glicemico e, più in generale, quello metabolico.

Inoltre, alcuni alimenti senza glutine hanno un indice glicemico più alto rispetto ai loro equivalenti con glutine, rischiando di compromettere il controllo della glicemia. Alcuni esempi includono la farina di riso, le gallette di riso e la fecola di patate. È fondamentale prestare attenzione alle etichette e monitorare il controllo metabolico nel tempo.

Molti prodotti senza glutine possono risultare più calorici e contenere più grassi saturi, anche se la quantità totale di grassi è simile. Per evitare questo, è importante scegliere alimenti senza glutine naturali, come riso, quinoa e grano saraceno, e limitare i prodotti industriali.

Per gestire al meglio la dieta, è sempre consigliato rivolgersi a un professionista che possa supportare il paziente nella scelta di un piano nutrizionale adeguato.

20 Dicembre 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

La colazione per il paziente diabetico

Quanto conta la colazione per un malato diabetico?

La colazione per un malato diabetico è fondamentale per iniziare la giornata, ma bisogna sempre tenere presenti certi aspetti  nella propria alimentazione.

La buona regola per un malato diabetico è fare una colazione abbondante, pranzare moderatamente e cenare leggero, questo è un buon consiglio per iniziare a comprendere l’importanza della colazione soprattutto nelle persone che hanno il diabete.

La colazione è il momento più importante e cruciale di tutta la vostra giornata, se impostata correttamente vi aiuterà sicuramente anche nella gestione della vostra glicemia durante il resto della giornata.

Quali cibi è corretto assumere a colazione?.

A colazione è necessario assumere dei cibi che possano garantire un equilibrio glicemico ottimale che portino benefici durnate il resto della giornata, come gli alimenti contenenti le proteine.

Vediamo alcuni spunti:

Ottimi sono i bianchi d’uovo (albumi), ancora meglio l’uovo intero, oppure la carne magra, lo yogurt magro e/o greco, il latte, le noci, i fagioli, i formaggi e come frutta l’avocado.

Si possono  utilizzare i cereali integrali, ad esempio la farina d’avena o fiocchi d’avena.

Questa soluzione è ottimale perchè le fibre forniscono un equilibrio dei livelli di glucosio nel sangue e di energia.

Vengono in aiuto e sono utili alla causa anche le verdure che contengono molte fibre ed alcune proteine.

Ecco qualche spunto per la colazione ideale:

  • Coppette di yogurt e frutta
  • Crepes di albumi
  • Colazione in barattolo
  • Cheesecake ai frutti di bosco
  • Cheesecake in barattolo
  • Pancake alla banana

Per il paziente diabetico è sconsigliata di saltare la prima colazione, la fame può stimolare il fegato nel rilasciare più glucosio nel sangue, senza poi contare che la fame può farsi sentire a mezza mattina e quindi ci può venire voglia di portare a consumare del cibo che alla fine può risultare non sempre salutare.

E’ una buona abitudine alzarsi dal  letto con anticipo, dedicando così più tempo e spazio alla propria colazione.

Altra soluzione possono essere i frullati che sono una buona fonte di proteine, energia e ricche di fibre.

Teniamo in considerazione che i frullati si possono preparare in anticipo  e conservati tranquillamente in frigorifero, anche se per molti preferiscono prepararli al momento per essere più appetibili.

In conclusione possiamo affermare che eseguire una corretta colazione è importante soprattutto nella scelta dei cibi, in pratica aumentare le proteine a colazione previene i picchi di zucchero nel sangue al termine dei pasti.

9 Novembre 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

Il legame tra sonno, cibo e diabete di tipo 1

Il legame tra sonno, cibo e diabetedi tipo 1

Immaginate il vostro ristorante preferito: di giorno è un luogo vivace e movimentato, ma dopo l’orario di chiusura il personale inizia a rimettere a posto il locale per prepararsi al giorno successivo.

Potremmo usare questa analogia per descrivere ciò che accade al nostro corpo.

Di giorno, il nostro organismo è completamente impegnato a tenerci in movimento e occupati nelle nostre attività.

Di notte, quando dormiamo, il corpo si “ferma”. Il sonno offre la possibilità di riposare e svolge un ruolo fondamentale nel ricalibrare i vari ormoni che ci aiutano a mantenerci in buona salute.

Dormire una notte di sonno ristoratore è una pratica spesso sottovalutata, ma estremamente utile per condurre uno stile di vita sano, e ancora di più per chi soffre di diabete di tipo 1.

Mancanza di sonno e sovralimentazione

Gli effetti della mancanza di sonno e dell’assunzione eccessiva di cibi poco salutari, con conseguente aumento del peso corporeo, sono strettamente legati. Questo problema può riguardare chiunque, a prescindere dal fatto di avere o meno il diabete di tipo 1.

Due ormoni fondamentali che vengono regolati durante il sonno sono la leptina e la grelina. La leptina è responsabile della sazietà (il meccanismo che ci fa sentire pieni dopo aver mangiato), mentre la grelina stimola la fame. Se una persona è privata del sonno, il livello di grelina aumenta e la leptina diminuisce, spiegando perché chi dorme poco tende a mangiare di più.

La mancanza di sonno può anche farci sentire stanchi e “in letargo”, inducendoci a cercare cibi ad alto contenuto energetico, come dolci, torte e cibi fritti. Inoltre, è stato dimostrato che la privazione del sonno altera la nostra percezione del cibo, facendolo sembrare come una ricompensa positiva, il che aumenta il rischio di mangiare troppo.

Cattive abitudini di sonno ed effetti sulla glicemia

Per chi ha il diabete di tipo 1, dormire adeguatamente è essenziale per mantenere sotto controllo la glicemia. Infatti, le cattive abitudini del sonno sono collegate ad un aumento dei livelli di glucosio nel sangue, in quanto il sonno influenza l’insulina, il cortisolo (un ormone dello stress) e lo stress ossidativo (uno squilibrio tra radicali liberi e antiossidanti che può danneggiare i tessuti nel lungo periodo). La mancanza di sonno potrebbe anche contribuire all’aumento dell’insulino-resistenza (la ridotta capacità delle cellule di utilizzare l’insulina, che porta a necessitare di più insulina per gestire i livelli di glucosio nel sangue).

Diabete di tipo 1 e sonno instabile

Oltre a praticare abitudini di sonno errate, come andare a letto tardi o dormire fino a tardi, altri fattori possono causare sonno disturbato nelle persone con diabete di tipo 1. Questi includono:

  • Ipoglicemia: La paura di un’ipoglicemia notturna può interferire con il sonno, portando a svegliarsi con sudori freddi o incubi.

  • Iperglicemia: L’aumento dei livelli di glucosio può causare minzioni frequenti durante la notte, sensazione di calore, disagio o irritabilità, e preoccupazione che il diabete possa disturbare il sonno.

Consigli per dormire bene

Non esistono linee guida specifiche per la gestione del sonno per le persone con diabete di tipo 1, ma seguire alcuni accorgimenti può favorire un sonno ristoratore:

  1. Evitare pasti pesanti la sera: Preferire pasti leggeri, limitando cibi ricchi di grassi e carboidrati. Scegliere porzioni più piccole con meno grassi e carboidrati (es. insalata di pollo alla griglia anziché un grande hamburger).

  2. Consumare pasti bilanciati: Evitare cibi ad alto contenuto calorico, grassi saturi e zuccheri, che possono disturbare il sonno.

  3. Fissare un orario per la cena: Consumare l’ultimo pasto 3-4 ore prima di andare a letto.

  4. Evitare bevande gassate: Il gas delle bibite gassate può causare gonfiore e disagio; preferire acqua.

  5. Movimento delicato: Fare stretching o una camminata leggera dopo i pasti per aiutare la digestione.

  6. Creare un ambiente favorevole al sonno: Abbassare le luci, ridurre il rumore e mantenere la stanza fresca.

  7. Fare esercizio fisico durante il giorno: Favorisce il sonno notturno, ma evitare esercizi ad alta intensità a tarda ora.

  8. Tenere un diario del sonno: Stabilire un programma regolare di sonno.

  9. Evitare caffeina e nicotina prima di andare a letto.

  10. Consultare il team diabetologico: Se il sonno continua a essere problematico, chiedere supporto per trovare una soluzione personalizzata.

Riflessioni finali

È comprensibile che i ritmi frenetici della vita quotidiana non sempre permettano di dormire abbastanza.

Tuttavia, è importante cercare di garantire al nostro corpo e alla nostra mente 7-8 ore di sonno per affrontare al meglio la giornata.

Per chi ha il diabete di tipo 1, un sonno adeguato e il riposo sono essenziali per mantenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue e migliorare la qualità della vita.

12 Settembre 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

Diabetes Day 2022

Diabetes Day un evento che tutti gli anni celebra a livello modiale la sensibilizzazione sulla malattia del diabete. L’evento si svolge come sempre ogni anno il 14 novembre, tale data è stata scelta per celebrare la nascita del famoso fisiologo canadese Frederick Grant Banting, che insieme a Charles Herbert Best, scoprì l’ insulina, nel 1921.    Questo risultato consentì di poter passare da una malattia mortale a una malattia controllabile.                                          Molti paesi dal passato a oggi aderiscono a questa campagna di sensibilizzazione ed è stato deciso da parte dei rispettivi governi che, in questa data, diversi monumenti nel mondo, vengano illuminati in blu per fornire un segno di speranza alle persone che vivono con questa malattia ma anche per tutti noi che possiamo essere a rischio di sviluppare la stessa malattia.

La malattia nel mondo

La malattia del diabete non è per alcune persone, nel mondo infatti si stima che possano essere i malati intorno a 350 milioni di persone si calcola inoltre che ogni anno più di 3 milioni di persone vivono con il diabete e possano morire per le  malattie a esso correlate. Per questo motivo si necessaria dell’educazione sulla diagnosi tempestiva e sulla buona gestione del diabete.

La celebrazione

A partire dal 2006, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dichiarato la ricorrenza una giornata ufficiale di salute per evidenziare che questa malattia è una priorità nelle questioni relative alla salute stessa e ha iniziato a celebrarla nel 2007. Molti sono gli eventi a celebrazione, a mezzo stampa, tv, radio e si organizzano passeggiate a tema che coinvolgano molte persone e raccolte fondi per aiutare e sensibilizzare la ricerca che ogni anno registra notevoli passi in avanti per trovare le migliori soluzioni di cura della malattia.

1 Agosto 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

Benefici del nuoto con il diabete di tipo 1

L’estate è finalmente arrivata! Che tu sia rimasto in città o che tu stia trascorrendo le tue vacanze in una località tranquilla, la canicola estiva potrebbe iniziare a farsi sentire. E cosa c’è di più rinfrescante in questi momenti se non un bagno al mare o una nuotata in piscina? Ma come conciliare una bella nuotata con la gestione del diabete?

Il primo passo fondamentale è confrontarsi preventivamente con il proprio medico diabetologo, per ottenere tutte le informazioni necessarie e gestire al meglio e in sicurezza una nuotata o una giornata al mare. Se non ci sono controindicazioni specifiche, infatti, il nuoto e gli sport acquatici sono attività fisiche ottime e divertenti, che possono anche aiutarti nella gestione del diabete.

Benefici del nuoto per le persone con diabete di tipo 1

L’attività fisica regolare porta numerosi benefici alla salute di tutti, anche di chi convive con il diabete di tipo 1. Il nuoto, in particolare, può aiutare a gestire i livelli di glicemia, oltre a favorire la salute del cuore, delle ossa e il benessere emotivo.

Tuttavia, è importante ricordare che i valori glicemici possono variare in base a diversi fattori, tra cui:

  • Il tipo di attività fisica (anaerobica o aerobica)

  • L’orario dell’ultimo pasto consumato

  • La composizione dell’ultimo pasto

  • Il livello attuale della glicemia

  • L’orario dell’ultima somministrazione di insulina

Il nuoto libero è un’attività aerobica, mentre il nuoto ad alta intensità è anaerobico. Entrambe le forme offrono benefici per la salute delle persone con diabete.

Un recente studio ha esaminato la correlazione tra nuoto e livelli di glicemia in adolescenti con diabete di tipo 1. I partecipanti, suddivisi in due gruppi, sono stati sottoposti al test dell’emoglobina glicata (HbA1c) prima e dopo un programma di nuoto di 10 settimane. I risultati hanno mostrato miglioramenti significativi nei livelli di HbA1c nei partecipanti che avevano seguito il programma di nuoto rispetto a quelli che non lo avevano fatto. Lo studio ha concluso che la pratica del nuoto come parte di una routine fisica regolare può contribuire a migliorare il controllo della glicemia.

Suggerimenti per la sicurezza nel nuoto

Se sei pronto a goderti l’estate e fare qualche bella nuotata, ecco alcuni consigli, basati sulle raccomandazioni degli esperti, per nuotare in sicurezza e prevenire situazioni di emergenza:

  1. Controlla i tuoi livelli di glicemia prima dell’attività fisica
    È fondamentale misurare la glicemia prima di nuotare o fare altre attività fisiche, poiché l’esercizio tende a ridurre i livelli di zucchero nel sangue, aumentando il consumo di energia da parte dell’organismo.

  2. Controlla le tue scorte di insulina
    Sia che usi un microinfusore o una terapia insulinica multi-iniettiva, assicurati di avere sempre con te le scorte necessarie per gestire la tua terapia, eventuali episodi di ipoglicemia o per monitorare i livelli glicemici.

  3. Consulta il tuo team diabetologico per l’uso del microinfusore in acqua
    Se utilizzi un microinfusore, verifica che sia resistente all’acqua e che possa essere usato in sicurezza durante il nuoto. Consulta il manuale del tuo dispositivo e chiedi consiglio al tuo medico per eventuali precauzioni da prendere, specialmente se prevedi di fare immersioni o altre attività acquatiche.

  4. Prepara uno spuntino
    Porta sempre con te degli spuntini che includano zuccheri semplici e complessi, per affrontare eventuali cali glicemici durante o dopo la nuotata.

  5. Pianifica delle pause
    Se prevedi una lunga nuotata, pianifica delle pause per controllare la glicemia e mangiare qualcosa, nel caso i livelli di zucchero nel sangue dovessero abbassarsi troppo.

  6. Bevi molto
    Non dimenticare di idratarti, soprattutto se nuoti in ambienti caldi, all’aperto o in acqua salata. In acqua non ci accorgiamo di sudare, ma il corpo ha comunque bisogno di liquidi.

  7. Informa gli altri su cosa fare in caso di emergenza
    È importante che amici e familiari sappiano cosa fare in caso di necessità. Se fai una nuotata in solitaria, considera l’idea di indossare un braccialetto o una collana identificativa per far sapere agli altri della tua condizione.

La parola d’ordine: informarsi

Con la giusta preparazione, puoi goderti il nuoto e gli sport acquatici come chiunque altro. Consulta sempre il tuo medico diabetologo per consigli personalizzati sulla gestione del diabete in acqua e su come adeguare la tua terapia. Inoltre, informati su come affrontare eventuali aumenti di chetoni, ipoglicemia o altre complicazioni che potrebbero sorgere.

Considerazioni finali

L’attività fisica è una parte essenziale di uno stile di vita sano per tutti, compresi coloro che convivono con il diabete di tipo 1. Se hai il diabete, in generale puoi praticare qualsiasi sport, incluso il nuoto, con le giuste precauzioni. Quando nuoti, il tuo metabolismo del glucosio si adatta al fabbisogno energetico, quindi potresti dover monitorare la glicemia più frequentemente e chiedere al tuo medico come modificare la terapia e i tempi dei pasti.

Goditi l’estate al massimo, approfittando della bellezza del nuoto, che sia per divertimento o come parte del tuo programma di attività fisica, specialmente durante i periodi più caldi.

16 Giugno 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

28° Congresso Regionale SID

Anche quest’anno si rinnova l’impegno della Società Italiana di Diabetologia sezione lombarda nel portare a tutti i diabetologi lombardi le novità in campo terapeutico, diagnostico e fisiopatologico riguardanti il diabete e le sue complicanze.
Il Prof. Paolo Fiorina, presidente in carica della SID Lombardia, quest’anno ha centralizzato la sede del congresso nella città di Milano e sviluppato un programma teso ad analizzare la prospettiva più affascinante in campo diabetologico, e cioè la cura della malattia.
Il programma infatti è ricco di presentazioni di personalità prestigiose del mondo diabetologico e scientifico, lombardo in particolare ma non solo. E’ infatti prevista la partecipazione di esperti da fuori regione e stranieri, dalla Harvard Medical School di Boston.
Si preannuncia un congresso dall’elevato valore scientifico che saprà calare tutte le nuove informazioni sul territorio per metterle al servizio di medici e pazienti della nostra Regione. 
 

15 Maggio 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

Nuovo sensore freestyle libre

Freestyle Libre è il nuovo sensore glicemico più piccolo di una moneta da 5 centesimi registra glicemie nei 14 giorni trasmette dati minuto per minuto direttamente allo smartphone quindi in tempo reale. 

È il più piccolo sensore mai prodotto e il primo paziente a testarlo è stato arruolato dal gruppo del Prof. Fiorina. 
Come acquistarlo

Per sapere di più sulle funzioni del nuovo sensore o per acquistarlo visita il sito ufficiale del produttore https://www.freestylelibre.it/libre/

10 Maggio 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

3 Consigli per cambiare il tuo modo di pensare: “Lenti di ingrandimento” e diabete di tipo 1

La maggior parte di noi ha familiarità con l’uso di una lente di ingrandimento.

Questo strumento può essere utile in tante situazioni quotidiane, come leggere l’etichetta di un farmaco o infilare un ago. Quando utilizziamo una lente di ingrandimento, notiamo che mentre una parte del campo visivo viene ingrandita, gli oggetti circostanti, non inquadrati dalla lente, risultano sfocati.

Ma cosa c’entra questo con le persone che convivono con il diabete di tipo 1? Continua a leggere per scoprirlo.

Ingigantire e minimizzare

Nel contesto delle distorsioni cognitive (schemi di pensiero negativi e poco utili), si parla di ingigantimento quando una persona amplifica irragionevolmente l’importanza di un dettaglio negativo. Al contrario, la minimizzazione riguarda quando una persona sminuisce o nega l’importanza di un evento positivo. Alcuni esempi comuni di questi schemi di pensiero includono:

  • Concentrarsi su una pressione alta rilevata durante un controllo medico e sentirsi in colpa, anche se tutti gli altri esami erano nella norma.

  • Essersi confusi su alcune parole durante una presentazione al lavoro e non riuscire a smettere di pensarci, nonostante i complimenti ricevuti dai colleghi dopo il discorso.

  • Non amare andare dalla dietista. Nell’ultimo incontro, lei ti ha sorriso all’inizio, ma non quando te ne sei andato, e quindi hai deciso di non andarci più, interpretando la situazione come un’esperienza negativa e percependo che nemmeno alla dietista piaccia vederti.

Vivere con il diabete di tipo 1 può aumentare la probabilità di sperimentare queste distorsioni cognitive, poiché sono spesso collegate a stress, ansia e depressione. E, come evidenziato da diverse ricerche, queste sfide emotive sono più comuni nelle persone con diabete di tipo 1.

Inoltre, le distorsioni cognitive possono influenzare la gestione della propria salute. Ad esempio, chi tende a minimizzare spesso non segue correttamente le indicazioni del team diabetologico, riducendo l’importanza della terapia. D’altra parte, chi ingigantisce la propria condizione può provare ansia e ricorrere a visite mediche inutili o eccessive.

3 modi per rimettere le cose nella giusta prospettiva

Indipendentemente dal fatto che tu tenda a ingigantire o a minimizzare, questo modo di vedere le cose può diventare disorientante se persiste nel tempo. Ecco tre modi per ricalibrare il tuo punto di vista e rimettere le cose nella giusta prospettiva.

  1. Presa di coscienza

Riconosci quando stai per “tirare fuori” quella lente che tende a ingigantire o minimizzare la situazione, e cerca di metterla da parte. Se riesci a rendertene conto sul momento, è ancora meglio! Rifletti anche su quando e perché tendi a farlo: è quando sei stanco o stressato? Dopo una giornata difficile al lavoro? Si manifesta principalmente nella gestione del diabete? Capire cosa scatena questa tendenza potrebbe aiutarti a gestirla meglio.

  1. Esamina la situazione

Ripensa all’evento e chiediti se ha davvero senso concentrarsi su un singolo valore elevato di emoglobina glicata, ignorando invece tutti gli altri risultati che rientrano nei target prefissati. Mettiti in discussione: è un pensiero razionale? Un singolo valore fuori dal range può davvero avere conseguenze negative immediate? Questo approccio ti aiuterà a rivedere l’importanza che dai sia agli aspetti positivi che a quelli negativi.

  1. Cerca aiuto

Se fai fatica a mettere da parte la tua lente d’ingrandimento, cerca supporto. Contatta il tuo team diabetologico per avere indicazioni su come gestire la situazione, o chiedi consiglio a familiari e amici fidati. A volte, un punto di vista esterno può aiutarti a vedere le cose in maniera più equilibrata.

Considerazioni finali

Superare la tendenza a ingigantire o minimizzare è possibile. Con un po’ di consapevolezza e con il giusto supporto, potrai imparare a guardare la tua situazione da una prospettiva più sana e realistica. Con il giusto approccio, vedrai le cose con maggiore chiarezza, anche quando la vita con il diabete ti sembra particolarmente sfidante.

Riferimenti bibliografici
  1. Gautam M, Tripathi A, Deshmukh D, Gaur M. Cognitive Behavioural Therapy for Depression. Indian J Psychiatry. 2020;62(Suppl 2):S223-S229.

  2. Viner A. Cognitive Distortions: Predictors of Medical Adherence and Health Behaviours Among Women at Risk for Breast Cancer. PCOM Psychology Dissertations. 2016;417.

  3. Weeks M, Coplan R, Ooi L. Cognitive biases among early adolescents with elevated symptoms of anxiety, depression, and co-occurring symptoms of anxiety-depression. Inf Child Dev. 2017; 26:e2011.

10 Aprile 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

Ricerca sul diabete tipo 1: scoperto un meccanismo che causa la morte delle cellule beta del pancreas e come disattivarlo

Uno studio internazionale condotto dal Centro di Ricerca Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi dell’Università Statale di Milano – in collaborazione con altri centri, tra cui l’Università di Pisa e la Harvard Medical School di Boston – ha identificato un meccanismo responsabile della perdita delle beta cellule del pancreas (le cellule produttrici di insulina) nel diabete.

La ricerca ha anche rivelato come disattivare questo meccanismo tramite un trattamento farmacologico.

Ne parliamo con il prof. Paolo Fiorina*, professore ordinario di Endocrinologia, direttore del Centro di Ricerca Internazionale sul Diabete di tipo 1 presso il Centro di Ricerca Pediatrico Invernizzi di Milano, e con la prof.ssa Francesca D’Addio**, ricercatrice e docente di Endocrinologia, nonché primo autore dello studio pubblicato su Nature Communications, una delle riviste più prestigiose in ambito di medicina sperimentale con applicazione clinica.

La distruzione delle beta-cellule del pancreas è il nodo cruciale del diabete tipo 1

“Come noto, il diabete mellito di tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce principalmente bambini e adolescenti, ma anche adulti. In questi soggetti, il sistema immunitario distrugge progressivamente o completamente le beta-cellule del pancreas endocrino, che sono responsabili della produzione e secrezione di insulina, l’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue (glicemia).

Di conseguenza, è necessario somministrare insulina quotidianamente e per tutta la vita.

Ad oggi, non esiste ancora una strategia terapeutica efficace per preservare le cellule beta pancreatiche.

Tuttavia, la ricerca in questo campo è particolarmente attiva,” afferma il prof. Paolo Fiorina, direttore del Centro di Ricerca Internazionale sul Diabete di Tipo 1 presso il Centro di Ricerca Pediatrico Romeo ed Enrica Invernizzi.

Il pancreas endocrino è la parte del pancreas che secerne ormoni nel circolo sanguigno, come insulina, glucagone e altri. Si distingue dal pancreas esocrino, che produce enzimi digestivi destinati al tubo digerente per facilitare la digestione.

“Nelle nostre linee di ricerca, il diabete di tipo 1 è al centro di tutto, rappresentando uno degli aspetti principali dei nostri programmi. Stiamo esplorando una serie di approcci terapeutici innovativi per trattare la malattia, come lo studio che abbiamo appena pubblicato.

Io e il mio team ci occupiamo di ricerca sul diabete di tipo 1 da molti anni, full time dal 1997-1998, anno in cui mi sono specializzato, quindi da oltre vent’anni.

Già nei primi anni di specializzazione, mi occupavo di immunologia applicata al diabete.”

In condizioni normali, come viene mantenuta l’omeostasi delle beta-cellule pancreatiche?

“La massa e l’omeostasi delle cellule beta pancreatiche sono principalmente preservate e mantenute attraverso un delicato equilibrio tra proliferazione e morte cellulare, finemente regolato.

Diversi fattori di stress, come gluco-lipotossicità, stress ossidativo, attacco immunitario e infiltrazione, oltre ad altri ancora, alterano la funzione delle beta-cellule.

Anche i fattori di crescita e gli ormoni circolanti, che supportano la proliferazione, la nutrizione e il rinnovamento delle cellule beta pancreatiche, sono stati ampiamente studiati.

Tuttavia, si sa ancora poco su come prevenire la distruzione o la perdita delle beta-cellule. Le attuali terapie per il trattamento del diabete vengono ora testate per valutarne gli effetti potenziali nel preservare la sopravvivenza delle cellule beta, poiché il mantenimento della secrezione endogena di insulina, anche in quantità minime, potrebbe comunque migliorare il quadro clinico dei pazienti.

Negli ultimi anni, tuttavia, un numero crescente di studi suggerisce un’opportunità promettente: mirare specificamente al processo che porta alla morte delle cellule beta.

Questo potrebbe rappresentare un meccanismo chiave per preservare il pool di beta-cellule e, di conseguenza, prevenire o ritardare l’insorgenza del diabete,” sottolinea la prof.ssa Francesca D’Addio.

Quali sono i risultati dello studio? Sono state confermate le vostre ipotesi?

“Grazie alla ricerca condotta insieme ai colleghi dell’Università di Pisa e dell’Harvard Medical School di Boston, abbiamo scoperto che, nel diabete, si verifica un’alterata interazione tra un recettore e il suo ligando, un meccanismo che abbiamo denominato ‘asse TMEM219 – IGFBP3’.

Questo processo è in grado di determinare la morte delle cellule beta del pancreas, quelle responsabili della produzione di insulina.

Abbiamo inoltre scoperto che bloccando selettivamente, tramite un intervento farmacologico, questo asse, siamo in grado di proteggere le cellule beta pancreatiche dalla morte cellulare e prevenire l’insorgenza del diabete in modelli murini,” afferma la prof.ssa D’Addio.

Ci faccia capire meglio: che cosa sono TMEM219 e IGFBP3?

“TMEM219 è un recettore (‘death receptor’) recentemente scoperto, la cui espressione rende le cellule più vulnerabili ai numerosi fattori stressogeni e ne induce facilmente la morte cellulare programmata (apoptosi) attraverso il legame con il suo ligando, IGFBP3 (Insulin-like Growth Factor Binding Protein 3). IGFBP3 fa parte di un complesso proteico formato da sei proteine denominate IGF binding proteins, che agiscono come principale vettore dei fattori di crescita insulino-simile 1 (IGF-I) e IGF-II nel flusso sanguigno. Tuttavia, IGFBP3 ha anche un effetto indipendente sulle cellule staminali intestinali che esprimono il recettore TMEM219,” continua la prof.ssa D’Addio.

“Il ruolo cruciale di IGFBP3 nella modulazione del destino cellulare e della crescita dei tessuti è stato documentato in modelli preclinici, dove è stata osservata una massa beta-insulare ridotta seguita da dis-glicemia in presenza di sovraespressione costitutiva di IGFBP3. Alcuni studi hanno riscontrato livelli più elevati di IGFBP3 in pazienti con diabete di tipo 1 e tipo 2, e in soggetti a rischio di sviluppare diabete, così come in modelli sperimentali animali (murini) diabetici e pre-diabetici. Questi dati suggeriscono un’alterazione del segnale IGFBP3 – TMEM219 nel contesto del diabete. Ulteriori studi sono necessari.”

“Nello studio pubblicato su Nature Communications, ipotizziamo – e i risultati lo hanno confermato – che IGFBP3 agisca come un regolatore della massa delle cellule beta pancreatiche, legando il recettore TMEM219, che – come dimostriamo nello studio – è espresso nelle cellule beta delle isole pancreatiche in corso di diabete. L’asse IGFBP3 – TMEM219 che si attiva promuove così la distruzione programmata delle cellule beta. Le cellule in apoptosi subiscono modificazioni morfologiche e biochimiche che portano alla loro frammentazione, facilitandone la fagocitosi. Si tratta di un suicidio cellulare programmato.”

“Nello studio abbiamo indagato anche se l’inibizione selettiva – farmacologica o genetica – del segnale IGFBP3/TMEM219 possa proteggere la massa delle cellule beta, facilitarne la proliferazione e ritardare, se non prevenire, l’insorgenza del diabete. Questo suggerisce una nuova opzione terapeutica per i pazienti che soffrono di diabete, in particolare di diabete di tipo 1.”

“Quando presente in eccesso, la proteina IGFBP3 agisce come una sorta di ‘betatossina’, una tossina circolante per le cellule beta: la sua produzione aumenta in presenza di diabete ed è parzialmente responsabile della progressiva perdita delle cellule beta pancreatiche, attivando il recettore TMEM219.”

L’asse IGFBP3 e TMEM219 modula la sopravvivenza delle beta-cellule

“Il nuovo asse che abbiamo individuato è in grado di controllare il destino delle cellule beta pancreatiche e modularne la sopravvivenza,” afferma il prof. Paolo Fiorina, direttore del Centro di Ricerca Internazionale sul Diabete di tipo 1 presso il Centro di Ricerca Pediatrico Romeo ed Enrica Invernizzi.

“Lo studio mostra come questo meccanismo, attivato a livello del pancreas endocrino, sia capace di regolarne la funzione, in particolare per quanto riguarda le cellule beta responsabili della produzione di insulina.

L’aumento della proteina IGFBP3 nei pazienti affetti da diabete di tipo 1 suggerisce che questo fattore possa comportarsi come una tossina per le cellule beta pancreatiche in corso di diabete. IGFBP3, legandosi al recettore TMEM219 espresso sulla superficie delle cellule beta, ne provoca la morte programmata.

L’alterazione del segnale IGFBP3/TMEM219 porta così alla perdita delle cellule beta produttrici di insulina, contribuendo al danno beta cellulare che si sviluppa durante il diabete.”

Una conferma a tali risultati deriva dall’inibizione genetica selettiva del recettore TMEM219 presente sulle beta cellule pancreatiche in vivo

“Infatti, l’inibizione genetica e farmacologica dell’asse in questione è in grado di preservare la massa delle cellule beta, prevenire la morte cellulare (apoptosi) delle beta cellule e impedire l’insorgenza della malattia in vivo in modelli murini utilizzati per lo studio del diabete di tipo 1.

La possibilità di ristabilire il controllo dell’omeostasi delle cellule beta e prevenire la loro perdita è di straordinaria importanza per i pazienti affetti da diabete, in particolare per coloro che soffrono di diabete di tipo 1, dove la distruzione delle cellule beta è rapida e massiva, costringendo alla necessità di terapia insulinica,” sottolinea il prof. Paolo Fiorina.

Il blocco del danno indotto dall’attivazione dell’asse IGFBP3/TMEM219 rappresenta una futura opzione terapeutica di grande rilevanza clinica per la diabetologia

“La comprensione di questo meccanismo e delle sue alterazioni nel contesto del diabete apre nuove opportunità per lo sviluppo di molecole farmacologiche mirate a inibire l’azione tossica di IGFBP3 sulla massa beta cellulare, preservandone la funzione il più a lungo possibile e quindi la produzione endogena di insulina,” aggiunge la prof.ssa D’Addio.

Il prof. Paolo Fiorina conclude ringraziando la Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi per aver reso possibile questo studio e per il continuo, straordinario supporto alla ricerca scientifica finalizzata alla cura del diabete di tipo 1.

“Questo è un altro successo del Centro di Ricerca Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi, che si aggiunge a quelli recentemente presentati,” commenta il prof. Gian Vincenzo Zuccotti, direttore del Centro. “Il nostro Centro ha compiuto significativi progressi in questi cinque anni, in particolare nella ricerca traslazionale, che si propone di trasformare i risultati della ricerca di base in applicazioni cliniche, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per la ricerca scientifica in Italia e un polo all’avanguardia nella cura del diabete di tipo 1.” Prosegue il prof. Gian Vincenzo Zuccotti: “Senza la collaborazione con l’Università di Milano e i Dipartimenti Clinici del Polo Ospedaliero Luigi Sacco, questo risultato sarebbe stato difficile, se non impossibile, senza il fondamentale sostegno della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi che continua a supportarci per fare sempre di più in questo campo di ricerca.”


 

Reference

Francesca D’Addio, Anna Maestroni, Emma Assi, Moufida Ben Nasr, Giovanni Amabile, Vera Usuelli, Cristian Loretelli, Federico Bertuzzi, Barbara Antonioli, Francesco Cardarelli, Basset El Essawy, Anna Solini, Ivan C. Gerling, Cristina Bianchi, Gabriella Becchi, Serena Mazzucchelli, Domenico Corradi, Gian Paolo Fadini, Diego Foschi, James F. Markmann, Emanuela Orsi, Jan Škrha Jr, Maria Gabriella Camboni, Reza Abdi, A. M. James Shapiro, Franco Folli, Johnny Ludvigsson, Stefano Del Prato, Gianvincenzo Zuccotti & Paolo Fiorina
The IGFBP3/TMEM219 pathway regulates beta cell homeostasis, Nature Communications volume 13, Article number: 684 (2022)

Prof. Paolo Fiorina, direttore del Centro di Ricerca Internazionale sul Diabete di Tipo 1 presso il Centro di Ricerca Pediatrico Invernizzi. Professore ordinario di Endocrinologia, Università Statale di Milano, Direttore UOS Diabetologia, Ospedali Fatebenefratelli-Sacco-Macedonio Melloni di Milano, Lecturer, Harvard Medical School, Boston, MA, USA, Associate Scientist, Boston Children’s Hospital, Boston, MA, USA

Prof.ssa Francesca D’Addio, professore associato di Endocrinologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche L. Sacco. Ricercatrice d’eccellenza, collabora da anni con il prof. Paolo Fiorina presso il Centro di Ricerca Internazionale Romeo ed Enrica Invernizzi, che opera all’Ospedale Sacco. Il Centro ha come obiettivo: – Identificare le cause genetiche e ambientali del diabete tipo 1
– Prevenire il diabete tipo 1
– Sviluppare nuove terapie di sostituzione cellulare
– Prevenire o ridurre le complicanze (in particolare enteropatia e nefropatia)
– Applicare nuove tecnologie nella ricerca sul diabete tipo 1

Centro di Ricerca Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi

Ospedale “L. Sacco” – Padiglione 62, 1° piano – Via Giovanni Battista Grassi, 74, 20157 Milano
www.crcpediatrico.org – www.casadiabete.it

14 Marzo 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

Alcol e diabete di tipo 1: Puoi, ma senza esagerare

Il consumo di alcol è una parte importante della vita sociale in molte culture, spesso utilizzato come modo per rilassarsi e socializzare. Un bicchiere di vino dopo una lunga giornata o un boccale di birra in compagnia degli amici durante un pasto possono essere momenti piacevoli. Ma se hai il diabete di tipo 1, ti chiedi se è possibile concederti anche questi piaceri?

La risposta è sì, anche le persone con diabete di tipo 1 possono concedersi un calice di vino o un bicchierino di whisky, ma è importante conoscere alcuni aspetti prima di decidere di passare una serata in un locale.

Alcol, fegato e glicemia

Il fegato è l’organo principale per il metabolismo dell’alcol, poiché smaltisce circa l’80% di esso. Ma perché è importante comprendere l’impatto dell’alcol sul fegato? Questo organo ha due funzioni chiave in relazione alla glicemia.

In primo luogo, il fegato può produrre glucosio a partire da proteine o grassi, un processo chiamato gluconeogenesi, che avviene soprattutto durante periodi di digiuno, come la notte. In secondo luogo, quando i livelli di glucosio nel sangue sono elevati, il fegato converte una parte di questo glucosio in glicogeno, una forma di glucosio complesso che viene immagazzinata nel fegato e può essere facilmente riconvertita in glucosio semplice quando necessario. Questi due processi sono fondamentali per mantenere un equilibrio glicemico stabile nel corso della giornata.

Quando il fegato metabolizza l’alcol, vengono rilasciati sottoprodotti chimici che ostacolano il processo di gluconeogenesi. Ad esempio, circa 120 ml di vodka liscia possono ridurre la gluconeogenesi del 45%. Inoltre, l’alcol impedisce anche la trasformazione del glicogeno in glucosio. In sintesi, l’alcol limita entrambi i processi, riducendo i livelli di glicemia.

Alcol, gestione della glicemia e diabete di tipo 1

Cosa significa tutto ciò per chi vive con il diabete di tipo 1? L’alcol ha un effetto ipoglicemizzante (abbassante della glicemia) su tutte le persone, ma le persone con diabete di tipo 1 devono prestare attenzione in particolare quando consumano alcol.

L’effetto dell’alcol sulla glicemia può variare a seconda del momento in cui viene consumato e del tipo di bevanda alcolica. Ad esempio, bere un bicchiere di vino o un boccale di birra durante il pasto ha generalmente un impatto minore sulla glicemia, a condizione che l’alcol venga consumato con il cibo e in quantità moderate.

Più alta è la quantità di alcol e maggiore il grado alcolico, più cresce il rischio di un calo della glicemia.

Studi hanno dimostrato che un consumo moderato di alcol (1 g per kg di peso corporeo), se assunto durante un pasto, ha un impatto limitato sulla glicemia e sui livelli di insulina nelle persone con diabete di tipo 1.

Tuttavia, quando l’alcol viene consumato a digiuno o lontano dai pasti, può provocare una significativa diminuzione dei livelli di glucosio nel sangue.

Più ci si allontana dal pasto e maggiore è il consumo di alcol, maggiore è il rischio di sviluppare ipoglicemia. Inoltre, è importante sapere che l’ipoglicemia può verificarsi non solo durante il consumo di alcol, ma anche fino a 12 ore dopo, anche dopo aver mangiato.

Oltre all’ipoglicemia, una persona con diabete di tipo 1 potrebbe sviluppare iperglicemia (livelli elevati di glicemia) quando consuma alcolici, in particolare liquori e superalcolici, che spesso contengono zuccheri.

Anche i cocktail, che sono spesso miscelati con bibite zuccherate o succhi di frutta, possono contribuire a un aumento della glicemia. Pertanto, è fondamentale prestare attenzione al tipo di alcol consumato e alla sua combinazione con altre bevande.

Vivere con il diabete di tipo 1 e bere alcolici in sicurezza

Nel 2019, le linee guida dell’American Diabetes Association suggerivano alle persone con diabete di tipo 1 di moderare il consumo di alcol. In particolare, raccomandano di non superare 1 bevanda alcolica al giorno per le donne adulte e 2 per gli uomini adulti. Disporre di informazioni aggiornate e di una buona gestione terapeutica ti aiuterà a essere preparato, se dovessi aver bisogno di assistenza durante una serata fuori.

Ecco alcuni consigli per bere alcolici in sicurezza:

  • Controlla i livelli di glicemia prima, durante e dopo il consumo di alcol.

  • Mangia un buon pasto che includa carboidrati prima di uscire.

  • Porta con te alimenti che possano aumentare rapidamente i tuoi livelli di glicemia in caso di ipoglicemia.

  • Mantieniti idratato, alternando l’alcol con acqua.

  • Tieni presente che attività fisiche come ballare possono abbassare ulteriormente la glicemia.

  • Controlla i livelli di glicemia prima di andare a dormire e mangia qualcosa se i livelli sono bassi.

  • Prediligi bibite senza zucchero per miscelare con l’alcol, in modo da evitare picchi glicemici.

  • Fai colazione al mattino, anche se non hai fame, per mantenere stabili i livelli glicemici.

  • Chiedi consiglio al tuo team diabetologico per sapere quali bevande alcoliche sono più facilmente gestibili, come quelle con un minore grado alcolico o quelle che non presentano contenuti alcolici variabili a seconda di come vengono servite.

Suggerimento aggiuntivo

Usa la tecnologia per monitorare meglio i tuoi livelli glicemici. Oggi, molti dispositivi di monitoraggio continuo del glucosio e microinfusori permettono di regolare temporaneamente l’erogazione dell’insulina, aiutandoti a gestire meglio la glicemia in situazioni come il consumo di alcol. Parla con il tuo team diabetologico per scoprire come la tecnologia possa supportarti nella gestione di pasti e alcolici.

Considerazioni finali

Con il diabete di tipo 1, non devi sentirti privato di una vita sociale che include occasionalmente un drink. Bere un bicchiere di vino o un cocktail in compagnia non dovrebbe essere un problema, a patto di farlo con consapevolezza e seguendo alcune precauzioni. Consulta sempre il tuo team diabetologico per ottenere informazioni personalizzate su come gestire l’assunzione di alcol in modo sicuro e consapevole.

Riferimenti bibliografici
  1. White ND. Alcohol use in young adults with type 1 diabetes mellitus. Am J Lifestyle Med. 2017;11(6):433-435.

  2. Diabetes.org.uk. Type 1 diabetes and drinking. Available at: https://www.diabetes.org.uk/guide-to-diabetes/young-adults/type-1-drinking. Accessed January 2022.

  3. American Diabetes Association. Lifestyle management: Standards of medical care in diabetes. Diab Care. 2019;42(Suppl 1): S46-S60.

28 Febbraio 2022 by Andrea Panigada 0 Comments

Pubblicazione HSPCs Curano il T1D

 

In questo articolo “PD-L1 genetic overexpression and pharmacological restoration in hematopoietic stem and progenitor cells cure autoimmune diabetes” pubblicato sulla nota rivista Science Translational Medicine (In press, August 2017), Ben Nasr Moufida et al. hanno scoperto un evidente difetto nel livello di espressione della molecola PD-L1 nelle HSPCs (hematopoietic stem and progenitor cells) in topi NOD e in individui con T1D.

Gli autori hanno dimostrato come trattando il difetto di PD-L1, geneticamente o mediante farmaci, vi e’ una regressione del T1D negli animali.

Questa nuova terapia potrebbe rappresentare una potenziale cura per il T1D nell’uomo. LO STUDIO Fino ad oggi gli studi clinici eseguiti per cercare di curare il diabete di tipo 1 (T1D) non hanno ottenuto i risultati sperati, soprattutto per la mancanza di una terapia mirata.

Recentemente e’ stato evidenziato come il trapianto di HSPCs possa offrire una speranza come cura per il T1D. Nel nostro studio abbiamo evidenziato come nel profilo trascrittomico delle HSPCs di topi NOD, il modello murino utilizzato per lo studio del T1D, ci fosse un difetto nella molecola PDL1.

Trattando questo difetto geneticamente o mediante farmaci, in modo da portare ad un recupero della funzionalita’ di PD-L1 nelle HSPCs dell’animale, abbiamo ottenuto in vitro un’inibizione della risposta autoimmune e in vivo una regressione del T1D in topi NOD iperglicemici.

Abbiamo trovato questo difetto di espressione di PD-L1 anche nelle HSPCs di pazienti con T1D e anche in questo caso mediante una terapia farmacologica in vitro abbiamo confermato un’inibizione della risposta autoimmune.

Questo nostro studio apre quindi nuovi scenari per la cura del T1D fornendo un target specifico su cui basare una possibile terapia. “