Category: Alimentazione

Buone feste da Casa Diabete, Milano

Un messaggio di vicinanza e supporto, tra tradizione, scienza e piccole attenzioni quotidiane

Le feste, a Milano come ovunque, profumano di casa e di piatti che raccontano storie.

A Casa Diabete vogliamo starti vicino proprio adesso, quando la tavola si fa più ricca, gli orari più elastici, le emozioni più vive.

Questo è un augurio, ma anche una carezza concreta: suggerimenti semplici, fondati sulle evidenze, per attraversare con serenità pranzi, brindisi e spostamenti.

La nostra ricetta è quella di sempre, equilibrio, ascolto, misura; perché la tradizione è un ponte sicuro quando la si attraversa con consapevolezza.

Il cuore dell’augurio

Che tu viva il primo Natale dopo la diagnosi o il quarantesimo, che tu gestisca il diabete con alimentazione e movimento o con terapie complesse, qui hai una comunità. A Casa Diabete trovi ascolto, materiali utili, indicazioni pratiche, un linguaggio chiaro. Nessuno fa festa da solo se sa dove bussare.

A tavola con gusto e misura

La saggezza popolare non sbaglia, assaggia tutto, esagera con niente.

Le evidenze concordano: controllare le porzioni aiuta la glicemia, misurare un po’ più spesso intorno ai pasti aumenta la consapevolezza, bere acqua sostiene l’equilibrio, iniziare dai vegetali favorisce sazietà e un assorbimento degli zuccheri più graduale.

Sono consigli ribaditi dalle società scientifiche e dai centri clinici, utili proprio nei giorni di festa. 

Una nota su dolci, frutta secca e condimenti, scegli quantità piccole, privilegia l’olio extravergine d’oliva a crudo, limita sale e alcol; il sapore non sta nel surplus, ma nell’armonia.

Il ritmo conta

Saltare i pasti “per compensare” è un trucco che non funziona, meglio piccoli spuntini ragionati se i pranzi slittano, per arrivare a tavola con fame giusta e glicemia più stabile.

Programmare gli orari, anche in vacanza, è un atto di cura verso di sé. 

Movimento, il regalo che non si scarta

Tra una tombolata e un panettone, una passeggiata resta il gesto più antico e più moderno che ci sia. Le raccomandazioni internazionali ricordano che 150, fino a 300 minuti a settimana di attività fisica moderata portano benefici importanti; tradotto, mezz’ora al giorno quasi tutti i giorni, una camminata svelta, qualche rampa di scale, piccoli esercizi di forza due volte a settimana.

Anche durante le feste, il corpo ringrazia. 

Piccoli promemoria “sick day”, perché l’inverno ha i suoi imprevisti

Una febbre, un’influenza, un malessere possono alzare la glicemia.

Tieni a portata di mano un piano “giorni di malattia”, concordato con il team curante: controlli glicemici e chetonici più frequenti secondo lo schema personale, idratazione, carboidrati “di sicurezza” se serve, attenzione ai farmaci che in acuto vanno gestiti con cura.

Le raccomandazioni internazionali sottolineano l’importanza del monitoraggio e dell’adattamento della terapia nei giorni no; prepararsi prima significa affrontarli meglio. 

Viaggi e spostamenti, l’arte di fare la valigia giusta

Se parti, prepara un kit ordinato, dispositivi e sensori di scorta, penne, aghi, strisce, batterie, un certificato sintetico delle terapie, snack a basso indice glicemico.

Pianificare non toglie poesia al viaggio, la aggiunge.

Le stesse indicazioni di misura a tavola e attenzione agli orari valgono in treno come a tavola dalla nonna. 

Tradizione milanese, sapori che sanno di casa

Il panettone merita un posto in prima fila, ma non in prima porzione.

Una fetta piccola, gustata con calma, inserita nel conteggio dei carboidrati, magari dopo una porzione generosa di verdure e una camminata, può diventare un piacere compatibile.

Anche il brindisi, meglio leggero, meglio poco. Misura non vuol dire rinuncia, vuol dire scegliere.

La nostra vicinanza, ogni giorno dell’anno

Casa Diabete è un luogo reale e digitale dove tornare quando serve una risposta o solo una parola gentile.

Siamo a Milano, ma soprattutto siamo dove sei tu, con materiali pratici, percorsi educativi, aggiornamenti, numeri da chiamare.

Se ti va, scrivici come stai vivendo le feste, cosa funziona per te, cosa vorresti migliorare.

Dalle storie nascono buone pratiche che aiutano tutti.

Un pensiero a chi fa più fatica

Le feste possono amplificare la solitudine o la preoccupazione.

Se attraversi un momento complicato, parlane con il tuo medico, con il centro diabetologico, con la nostra comunità. Chiedere aiuto è un gesto di forza.

Prendersi il tempo per sé è un modo per voler bene anche a chi ci sta vicino.

In sintesi, il nostro vademecum per giorni sereni

  1. Rispetta, per quanto possibile, i tuoi orari, con spuntini intelligenti se i pasti slittano.
  2. Misura la glicemia un po’ più spesso attorno ai pasti festivi, per conoscersi meglio.
  3. Scegli porzioni piccole, verdure in apertura, acqua a volontà, condimenti semplici.
  4. Regala al corpo movimento quotidiano, anche breve, costante e alla tua portata.
  5. Tieni pronto un piano “sick day” concordato, per gestire influenza e imprevisti. 

Con questi cinque passi, le feste tornano ad essere quello che devono essere, tempo donato, luce calda, memoria buona. Da tutti noi, un augurio sincero, che la serenità non sia un attimo ma un’abitudine.

Il Direttore Professor Paolo Fiorina

Utili

Cos’è una community di pazienti con diabete?

Un gruppo organizzato di persone con diabete, familiari e professionisti che condividono esperienze, informazioni affidabili e supporto pratico.

A chi è rivolta?

Ad adulti, giovani e caregiver, con percorsi dedicati per bisogni diversi (nuova diagnosi, tecnologia, nutrizione, attività fisica, benessere mentale).

Quali vantaggi offre?

Supporto emotivo, aderenza terapeutica più solida, apprendimento tra pari, contrasto alle fake news, advocacy verso istituzioni.

Come partecipare a Milano?

Iscriviti a un incontro informativo, entra nel gruppo online, scegli il tuo percorso tematico e partecipa agli incontri ibridi.

Casa Diabete - Milano

Promuove una community accogliente, inclusiva e competente. Unisciti al gruppo e partecipa ai prossimi incontri ibridi (online e in presenza). Per: imparare ad usare meglio CGM e microinfusori, trovare strategie pratiche per lavoro, scuola, sport e viaggi, condividere la tua esperienza e far sentire la tua voce.

Milano, glicemia serena anche a Natale: come tecnologia e intelligenza artificiale ti danno una mano

Tra panettone, brindisi e tavolate, sensori, app e sistemi “smart” ti aiutano a restare in range senza rinunciare al gusto. Trucchi pratici, impostazioni furbe e consigli basati su evidenze, per feste più leggere e glicemie più stabili.

Quando arrivano le feste, la tavola diventa una poesia di profumi, ricordi, piatti di famiglia.

La tradizione chiama, il contatore dei carboidrati risponde.

Oggi però non siamo più soli, perché accanto al cucchiaio c’è un sensore, accanto al brindisi una notifica, accanto alla prudenza l’algoritmo che aggiusta la rotta.

Il segreto non è rinunciare, ma dirigere la barca con mano ferma, come si è sempre fatto, solo con strumenti migliori.

1) Il sensore come faro: allerta personalizzate e trend prima del piatto

Se usi un CGM in tempo reale o a scansione, sfrutta le soglie di allarme in modo intelligente: nelle giornate “ricche” alza leggermente l’allarme iper e stringi quello ipo, così ti avvisa prima del picco e molto prima di un calo indesiderato. L’uso routinario di CGM migliora l’HbA1c e riduce il tempo in ipoglicemia, con benefici dimostrati in adulti e bambini, e raccomandato negli standard clinici più recenti. 

Tip pratico
Guarda freccia e velocità del trend 15–20 minuti prima di metterti a tavola. Se la freccia sale, valuta il pre-bolo o una correzione guidata dal tuo team terapeutico. Per chi non usa insulina, il trend aiuta a scegliere l’ordine dei cibi, iniziando da verdure e proteine.

2) Ciclo chiuso ibrido, l’autopilota dei giorni impegnativi

I sistemi AID, come le pompe con algoritmo integrato, modulano la basale e, in alcuni modelli, effettuano correzioni automatiche, aumentando il Time in Range e alleggerendo il carico mentale. Nelle festività puoi usare un target temporaneo leggermente più alto durante i pasti lunghi, poi tornare al target standard. Le evidenze più recenti indicano miglioramenti del TIR con vari sistemi commerciali; l’adozione è ormai pratica clinica consolidata. 

Tip pratico
Attiva la modalità “attività” o “obiettivo temporaneo” se prevedi antipasti infiniti. Alla fine del pasto, lascia lavorare l’algoritmo e controlla a distanza di 2–3 ore se serve un piccolo aggiustamento.

3) AI nelle app: stime più furbe, decisioni più calme

Le app con funzioni di intelligenza artificiale aiutano nel conteggio dei carboidrati, nel riconoscimento delle porzioni tramite foto, e nella previsione dei trend combinando dati di CGM, insulina e attività. Non sostituiscono il giudizio clinico, ma fanno da “secondo cervello” quando la tavola di Natale è un labirinto.

Tip pratico
Crea ricette salvate per i tuoi piatti di famiglia. Le app impareranno dai tuoi dati, rendendo più rapide le stime l’anno prossimo, stesso pranzo, stessa teglia della nonna.

4) Conteggio dei carboidrati, il classico che non tradisce

La tecnologia aiuta, ma le basi restano l’arte antica: conoscere i carboidrati. L’ADA ricorda che il carb counting è una competenza cardine e che la quantità ottimale di macro va

personalizzata in base a obiettivi e preferenze. Nelle feste, occhio a zuccheri semplici e dessert.

Tip pratico
Dividi il dolce: metà subito, metà più tardi, soprattutto se il CGM mostra freccia in salita. Con le paste ripiene o i piatti “misti”, stima i carboidrati per blocchi: pasta, ripieno, sugo; annota l’esito per migliorare la prossima volta.

5) Brindisi con criterio: alcol e glicemia

L’alcol può far scendere la glicemia tardivamente, specie se bevi a stomaco vuoto o con insulina attiva; non farti ingannare dal picco iniziale delle bevande zuccherate. Le indicazioni educative sottolineano prudenza e moderazione; pianifica snack proteici se prevedi brindisi prolungati e sorveglia il CGM nelle ore notturne. 

Tip pratico
Preferisci bevande secche, sorseggia piano, mai guidare l’insulina alla cieca per “inseguire” il grafico. Imposta un allarme ipo più “sensibile” per la notte dei brindisi.

6) Muoviti come si faceva una volta, subito dopo il desco

Una passeggiata di 15–20 minuti dopo il pasto, come insegnavano i nonni, aiuta a smussare il picco post-prandiale. La tecnologia ti dirà quanto ha funzionato, ma la saggezza è antica e affidabile.

Tip pratico
Se il trend sale, esci a camminare prima del dolce. Spesso bastano pochi minuti per cambiare la pendenza della curva.

7) Viaggi, parenti lontani e buffet interminabili: la checklist che salva la festa

Tra treni e aerei, porta con te scorte doppie di sensori, set di infusione, batterie, glucagone o spray nasale, snack a basso indice glicemico. Alcune federazioni ricordano di tenere sempre con sé il materiale e, in aeroporto, le certificazioni mediche per passare i controlli senza stress. 

Tip pratico
Salva sul telefono una nota d’emergenza: terapia, contatti, dispositivo usato. E condividila con chi viaggia con te.

8) Obiettivi realistici di Time in Range, perché le feste sono feste

Gli Standard 2025 suggeriscono target personalizzati e l’importanza di proseguire le tecnologie già in uso.

Nelle festività punta a un TIR 60–70%, evitando ipo, e rimanda la perfezione a gennaio.

La costanza batte l’eroismo, soprattutto quando il torrone chiama. 

Schema rapido “Festa-Proof”
  • Prima del pasto: controlla trend; valuta pre-bolo o target temporaneo.
  • Durante: inizia da fibre e proteine; stima per blocchi; sorseggia con criterio.
  • Dopo: cammina 15–20 minuti; rivedi il grafico a 2–3 ore; micro-correzione se indicata.
  • Notte: allarme ipo più sensibile; snack proteico se hai bevuto.
  • Viaggio: scorte doppie, documenti, piano B senza rete.

Perché fidarsi di questi consigli

  • CGM: migliora HbA1c e riduce ipo in RCT e pratica clinica.
  • AID: aumenta il Time in Range e facilita la vita nei contesti variabili delle feste. 
  • rtCGM con allarmi rispetto a sistemi senza allarmi: migliore controllo e minore preoccupazione ipoglicemica nel lungo periodo.
  • Nutrizione personalizzata e conteggio carboidrati: principi educativi consolidati.

La tradizione non si tocca, si accompagna.

Un tempo si affidava tutto all’esperienza, oggi l’esperienza dialoga con il sensore, con l’app, con l’algoritmo.

La festa resta festa, il gusto resta gusto, e tu resti al timone.

Milano insegna che modernità e buon senso possono sedersi alla stessa tavola: panettone tagliato fine, passi dopo cena, notifiche gentili, un brindisi misurato. Così la glicemia, invece di fare il trenino, mantiene il passo della musica.

Diabete e feste: come gestire i pasti abbondanti senza rinunciare al piacere della tavola

Tra brindisi e piatti della tradizione, ecco come affrontare i pasti delle feste se si convive con il diabete, mantenendo sotto controllo la glicemia senza rinunciare ai momenti di convivialità.

Alimentazione autunnale: i cibi che aiutano a mantenere stabile la glicemia

Con l’arrivo dell’autunno, la tavola si arricchisce di frutta, verdura e cereali tipici della stagione.

Per le persone con diabete – ma anche per chi desidera prevenire problemi glicemici – scegliere i giusti alimenti di stagione può fare una grande differenza nel mantenere stabile la glicemia.

Non si tratta soltanto di “cosa” mangiare, ma anche di “come” abbinarlo, cuocerlo e distribuirlo nei pasti.

Perché l’autunno è alleato della glicemia

L’autunno è una stagione ricca di cibi ad alto contenuto di fibre, vitamine e antiossidanti. Zucca, cavoli, castagne e mele non solo offrono energia, ma hanno un impatto positivo sul controllo glicemico. Le fibre rallentano l’assorbimento degli zuccheri, evitando picchi post-prandiali, mentre i fitonutrienti svolgono un ruolo protettivo contro lo stress ossidativo, spesso più elevato nelle persone con diabete.

Verdure autunnali amiche della glicemia
  • Zucca: dolce al palato ma con indice glicemico moderato se consumata al forno o al vapore. Ricca di carotenoidi e fibre.
  • Cavoli e broccoli: ricchissimi di fibre, vitamina C e sulforafano, sostanza che aiuta la sensibilità insulinica.
  • Topinambur: poco conosciuto ma prezioso, grazie all’inulina, una fibra solubile che contribuisce a ridurre i livelli di glucosio nel sangue.
  • Radicchio e cicoria: favoriscono la digestione e migliorano il metabolismo degli zuccheri.
Frutta di stagione: dolce equilibrio

La frutta autunnale può sembrare “zuccherina”, ma se scelta e consumata con moderazione diventa un’alleata preziosa:

  • Mele e pere: ricche di pectina, fibra solubile che rallenta l’assorbimento degli zuccheri.
  • Melograno: potente antiossidante, utile per la protezione cardiovascolare.
  • Uva (con moderazione): meglio consumarla in piccole quantità, abbinata a frutta secca per ridurre l’impatto glicemico.
  • Castagne: fonte di carboidrati complessi, da inserire in sostituzione del pane o della pasta, non in aggiunta.
Cereali e legumi: energia a rilascio lento
  • Farro e orzo: cereali integrali che, grazie al basso indice glicemico, garantiscono sazietà prolungata.
  • Lenticchie e ceci: ricchi di proteine vegetali e fibre, riducono la risposta glicemica dei pasti.
  • Polenta integrale: da preferire rispetto a quella raffinata, abbinata a verdure autunnali.
Consigli pratici per stabilizzare la glicemia in autunno
  1. Preferire cotture semplici: al vapore, forno o padella antiaderente, evitando fritture.
  2. Abbinare sempre fibre e proteine: una mela con noci, o la zucca con legumi, riducono i picchi glicemici.
  3. Attenzione alle porzioni: anche i cibi “sani” possono alzare la glicemia se consumati in eccesso.
  4. Idratazione e movimento: bere acqua regolarmente e mantenere una routine di attività fisica autunnale (passeggiate, bici, ginnastica dolce).

L’alimentazione autunnale offre numerosi alleati naturali per la gestione della glicemia.

Conoscere e sfruttare le proprietà dei cibi di stagione aiuta non solo chi convive con il diabete, ma chiunque voglia prevenire squilibri metabolici.

Mangiare seguendo il ritmo delle stagioni, privilegiando fibre e nutrienti, è un investimento sulla salute a lungo termine.

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La colazione per il paziente diabetico

Quanto conta la colazione per un malato diabetico?

La colazione per un malato diabetico è fondamentale per iniziare la giornata, ma bisogna sempre tenere presenti certi aspetti  nella propria alimentazione.

La buona regola per un malato diabetico è fare una colazione abbondante, pranzare moderatamente e cenare leggero, questo è un buon consiglio per iniziare a comprendere l’importanza della colazione soprattutto nelle persone che hanno il diabete.

La colazione è il momento più importante e cruciale di tutta la vostra giornata, se impostata correttamente vi aiuterà sicuramente anche nella gestione della vostra glicemia durante il resto della giornata.

Quali cibi è corretto assumere a colazione?.

A colazione è necessario assumere dei cibi che possano garantire un equilibrio glicemico ottimale che portino benefici durnate il resto della giornata, come gli alimenti contenenti le proteine.

Vediamo alcuni spunti:

Ottimi sono i bianchi d’uovo (albumi), ancora meglio l’uovo intero, oppure la carne magra, lo yogurt magro e/o greco, il latte, le noci, i fagioli, i formaggi e come frutta l’avocado.

Si possono  utilizzare i cereali integrali, ad esempio la farina d’avena o fiocchi d’avena.

Questa soluzione è ottimale perchè le fibre forniscono un equilibrio dei livelli di glucosio nel sangue e di energia.

Vengono in aiuto e sono utili alla causa anche le verdure che contengono molte fibre ed alcune proteine.

Ecco qualche spunto per la colazione ideale:

  • Coppette di yogurt e frutta
  • Crepes di albumi
  • Colazione in barattolo
  • Cheesecake ai frutti di bosco
  • Cheesecake in barattolo
  • Pancake alla banana

Per il paziente diabetico è sconsigliata di saltare la prima colazione, la fame può stimolare il fegato nel rilasciare più glucosio nel sangue, senza poi contare che la fame può farsi sentire a mezza mattina e quindi ci può venire voglia di portare a consumare del cibo che alla fine può risultare non sempre salutare.

E’ una buona abitudine alzarsi dal  letto con anticipo, dedicando così più tempo e spazio alla propria colazione.

Altra soluzione possono essere i frullati che sono una buona fonte di proteine, energia e ricche di fibre.

Teniamo in considerazione che i frullati si possono preparare in anticipo  e conservati tranquillamente in frigorifero, anche se per molti preferiscono prepararli al momento per essere più appetibili.

In conclusione possiamo affermare che eseguire una corretta colazione è importante soprattutto nella scelta dei cibi, in pratica aumentare le proteine a colazione previene i picchi di zucchero nel sangue al termine dei pasti.

Celiachia e diabete di tipo 1: situazione attuale e consigli nutrizionali

Il Dr. Danilo Cariolo risponde ad alcune domande sul rapporto tra diabete e celiachia.

Perché esiste una correlazione tra diabete e celiachia?

Innanzitutto, è importante precisare che la correlazione riguarda il diabete di tipo 1 e la celiachia, mentre, ad oggi, non sono state trovate connessioni tra celiachia e diabete di tipo 2.

Il motivo di questa correlazione non è ancora completamente chiarito, ma classificando entrambe le patologie come malattie autoimmuni, si ipotizza che la loro comparsa simultanea sia il risultato di un’interazione tra fattori genetici e ambientali, come infezioni virali o il precoce inserimento di alcuni alimenti nella dieta.

Quando entrambe le malattie si presentano contemporaneamente, si parla di Sindromi Plurighiandolari Autoimmuni (SPA). Una recente revisione suggerisce che esista una base genetica comune che aumenta il rischio di sviluppare entrambe le patologie, con alterazioni nel profilo immunitario. Inoltre, ci sono segnali che alcune infezioni da enterovirus o un microbiota intestinale alterato (disbiosi) possano essere ulteriori fattori di rischio. Si tratta di meccanismi molecolari complessi che sono ancora in fase di studio.

Qual è la prevalenza di questa correlazione?

Studi epidemiologici recenti indicano che la celiachia è presente nell’1,4%–10% dei soggetti affetti da diabete di tipo 1, con punte che arrivano fino al 25,5% a seconda dello studio.

Nella popolazione generale, la contemporanea presenza di entrambe le patologie varia dal 4% al 6,5%, con picchi anche superiori. È probabile che queste percentuali aumentino negli anni grazie ai miglioramenti nelle tecniche di diagnosi e screening. La celiachia, inizialmente considerata una malattia rara, è diventata una delle patologie genetiche più frequenti in Italia, secondo i dati del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità.

Le persone con diabete di tipo 1 devono sempre fare il test per la celiachia?

Chi ha il diabete di tipo 1 dovrebbe sempre confrontarsi con il proprio medico, ma l’Associazione Italiana Celiachia raccomanda di fare il test per la celiachia a tutti i pazienti con diabete di tipo 1.

L’ideale sarebbe eseguire il test all’esordio del diabete e, in caso di esito negativo, ripeterlo se compaiono sintomi di celiachia. Il problema si presenta con la celiachia silente, in cui la malattia è asintomatica. In questo caso, la raccomandazione è di fare il test annualmente per i primi 4 anni dalla diagnosi di diabete e ogni due anni nei successivi 6 anni.

Inoltre, l’Associazione consiglia il test anche ai familiari di primo grado di chi soffre di diabete di tipo 1, soprattutto se il soggetto ha anche un’altra malattia autoimmune.

Alcuni alimenti sono fattori di rischio per queste malattie. Quali sono?

Gli studi si sono concentrati sull’effetto del latte e dei cibi contenenti glutine. Le proteine del latte vaccino, se introdotte prima del 3°-4° mese di vita, possono agire come “innesco” per il processo autoimmune. Infatti, nel siero del 40%-80% dei pazienti con diabete di tipo 1 si trovano anticorpi contro le proteine del latte vaccino.

Per quanto riguarda il glutine, ci sono pareri discordanti. Alcuni scienziati ipotizzano che il glutine possa scatenare una risposta autoimmunitaria contro il pancreas, poiché gli anticorpi anti-pancreas, nei soggetti celiaci, tendono a scomparire con una dieta priva di glutine. Tuttavia, occorrono ulteriori studi per chiarire questo processo.

Altri studi indicano che i diabetici potrebbero sviluppare, nel tempo, anticorpi contro il glutine. Inoltre, il glutine potrebbe “nutrire” alcuni batteri del microbiota intestinale, alterando l’eubiosi intestinale e aumentando il rischio di manifestazioni sintomatiche.

Qual è il ruolo della dieta priva di glutine nei pazienti con diabete di tipo 1?

Non esistono risposte definitive a questa domanda. Gli studi disponibili sono limitati, non controllati e spesso condotti su bambini, il che solleva dubbi riguardo alla sua applicabilità agli adulti.

Il controllo metabolico è uno dei fattori più importanti nella gestione del diabete. Sebbene non ci siano evidenze che dimostrino che una dieta senza glutine influisca sul controllo metabolico, ci sono alcuni studi che suggeriscono che potrebbe migliorare la risposta glicemica e prevenire l’insorgenza di altre malattie autoimmuni.

Cosa devono fare i pazienti con entrambe le patologie a tavola?

Vista la complessità del quadro, è difficile fornire indicazioni generali. Entrambe le malattie richiedono cambiamenti significativi nell’alimentazione e nello stile di vita, con possibili impatti psicologici. È fondamentale evitare approcci fai-da-te e affidarsi a specialisti per un supporto multidisciplinare, in modo da valutare al meglio i rischi e i benefici di ogni decisione terapeutica.

In caso di celiachia asintomatica, non è necessario eliminare arbitrariamente il glutine, in quanto potrebbe non apportare benefici al controllo glicemico e potrebbe compromettere la qualità della vita a causa delle restrizioni alimentari. È importante anche non ridurre drasticamente i carboidrati, poiché questo potrebbe comportare un eccesso di grassi e proteine, soprattutto animali.

Infine, una dieta mediterranea ricca di alimenti integrali, vegetali e stagionali è generalmente raccomandata. In presenza di celiachia sintomatica o con compromissione dei villi intestinali, invece, una dieta priva di glutine diventa cruciale.

Quali sono i rischi di una dieta senza glutine mal gestita nei diabetici?

Una dieta senza glutine mal gestita può avere impatti psicologici notevoli, aumentando la frustrazione e complicando l’aderenza alla terapia per il diabete. Questo potrebbe compromettere il controllo glicemico e, più in generale, quello metabolico.

Inoltre, alcuni alimenti senza glutine hanno un indice glicemico più alto rispetto ai loro equivalenti con glutine, rischiando di compromettere il controllo della glicemia. Alcuni esempi includono la farina di riso, le gallette di riso e la fecola di patate. È fondamentale prestare attenzione alle etichette e monitorare il controllo metabolico nel tempo.

Molti prodotti senza glutine possono risultare più calorici e contenere più grassi saturi, anche se la quantità totale di grassi è simile. Per evitare questo, è importante scegliere alimenti senza glutine naturali, come riso, quinoa e grano saraceno, e limitare i prodotti industriali.

Per gestire al meglio la dieta, è sempre consigliato rivolgersi a un professionista che possa supportare il paziente nella scelta di un piano nutrizionale adeguato.

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